Ho voluto fuggire via dalla realtà,
riconquistata l’ infantile innocenza,
sono volato in un mondo di magia
odio tutte le cose serie e qui vivo senza.
Senza pensieri, senza limitazioni,
posso giocare coi miei amici gnomi,
canto la mia gioia e le meravigliose fatine,
mi ascoltano e battono danzando le manine.
Ma nel cuore ho un rimpianto,
il pensiero di mia madre sola,
che mi ama e ma ha cercato tanto,
e che sempre mi porto dentro.
Resterà com’era nel mio ricordo,
bella pura e giovane in eterno,
e io sempre di sorrisi ingordo,
di abbracci, sussurri e baci adorno.
Sarò il suo bambino innocente
nessuna ruga sul suo viso ,
nè ombre tristi nella mente,
ne’ pena del tempo faticoso.
Di lei sarò sempre orgoglioso,
così com’era fiera e forte e allegra
come nell’ultimo istante giocoso
in cui la salutai e ancora prega.
Tu che fiera, nei contorni luminosi delle tue forme stai,
come un estratto caldo di viva passionalità,
dispensatrice di piaceri e baci come non mai,
tu che di nostalgia riempi la mia matura età,
senza più pudore m’abbandono alle tue mani,
alle tue labbra che esplorano la mia intimità,
ai fianchi che mi avvolgono come animali strani
membra protese ad abbeverar l’eros di voluttà
Su di me le tue mani
sono come piume
di uccelli così strani,
che ora perdo il lume
a cercar versi vani
per dirti solo come,
in quegli atti insani,
pure d’amore seme,
sento turgor di seni,
labbro che umido geme,
mutarsi in frutti pieni,
tesi in sforzi immani,
e del viso i tratti ameni,
usi a evocar dettami,
e a sussurrar fonemi,
cangiarsi in altri brani,
da ricordar domani.
Sensuale ti pavoneggi tra morbide falde,
dei rapaci sguardi la splendida preda,
anima calda nella stola di piume calde,
vai accennando appena una danza trepida.
Poi conturbanti gesti accendono i sensi,
labbra che anelano lambire altre labbra,
annegato il desio,ora stanno i corpi densi
di quella passione spenta la carne ebbra.
Su di me le tue mani
sono come piume
di uccelli così strani,
che ora perdo il lume
a cercar versi vani
per dirti solo come,
in quegli atti insani,
pure d’amore seme,
sento turgor di seni,
labbro che umido geme,
mutarsi in frutti pieni,
tesi in sforzi immani,
e del viso i tratti ameni,
usi a evocar dettami,
e a sussurrar fonemi,
cangiarsi in altri brani,
da ricordar domani.
Quella strana sensazioni di estraneità che hai quando appena provi a percepire qualcosa che non puoi afferrare se non con il tuo sesto senso, c’è un mondo alieno oltre i confini della realtà che conosci con i tuoi altri cinque sensi, c’è una trama oscura e impalpabile che spiega tutto l’inspiegabile della vita e dello spirito, c’è una altra dimensione o altre dimensioni. Forse un giorno le potrai afferrare e forse potrai afferrare l’infinito che è in te.
Sensuale ti pavoneggi tra morbide falde,
dei rapaci sguardi la splendida preda,
anima calda nella stola di piume calde,
accennando appena una danza trepida.
Poi conturbanti gesti accendono i sensi,
labbra che anelano lambire altre labbra,
annegato il desio,ora stanno i corpi densi
di quella passione spenta la carne ebbra.
Disperazione
Eppure ho sentito anch’io il fuoco bruciare nelle vene;
eppure anch’io mi sono sentito vivo, forte, immortale;
eppure anch’io mi sono illuso…
Cosa c’è al confine della vita quando la vita finisce e comincia l’abisso della morte c’è solo il buio o c’è come molti sopravvissuti raccontano la luce una luce strana molto colorata molto suggestiva, l’ho immaginata così..








