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TANTO PER SCRIVERE

Si spoglia di sè e, si veste di tutti i suoi vizi. Attraverso un bicchiere di vino vede se stessa fluttuare in balia delle onde dell’amore, di quell’ amore che dovrebbe stare chiuso con i topi nella cantina della pancia ed invece è scappato e si è piazzato all’angolo del cuore. L’ha tramortito con il veleno dell’indifferenza, del mordimi e passa, ma si risveglia di soppiatto, e squittisce come impazzito. Il vino è finito, torna alla base, un giorno sopprimerà il top

SOLITO VANEGGIAMENTO ( sto bene)

Descrivere la sensazione del niente, del vuoto profondo in fondo alla pancia. Sembra essere abitato da topi che rovistano tra le macerie, tra le macerie dei sentimenti andati in frantumi.
Delle certezze spezzate. Della certezza di non sentirsi mai a casa, della certezza di non avere passioni profonde. Della certezza di avere dentro una vita da scrivere, da mettere in fila.
Partire dalla nascita ma manca la forza del talento.
Avere il desiderio di aprire la pancia e dare aria ai topi. Dipingere il viso con il sorriso, non falso , non vero, un sorriso per vestire la nudità del niente.

VITA DI PAESE
La televisione, l’arrivo della prima televisione al mio paese. Ricordo fu la famiglia del fruttivendolo la prima a comprarne una. Fu un evento per i ragazzi del paese, figli di contadini. Ricordo mio fratello, la sera dopo la mungitura delle pecore, prendeva un pezzo di legna, e correva a guardarla.
Baratto legna-televisione.
Fu una novità. Io ero ragazzina, non andavo. Le ragazzine restavano a casa. Ci furono altre famiglie a comprarla, anche una mia zia. Io andavo timorosa di disturbare, ma la voglia di guardarla era tanta ed allora andavo. A casa mia arrivò in ritardo. Mio padre era contrario. lui amava il lavoro, gli amici. Aveva la passione per le pietre. Mia madre, lei amava le novità e così alla fine arrivò anche da me, che emozione sedere e guardarla a casa mia. Mio padre non la guardò quasi mai, penserete fosse un uomo duro invece no, era un uomo buono, era figlio di quei tempi. La televisione con il carosello, la cittadella . etc. Televisione-amore.

Caterina

CATERINA
Tanti anni fa in un piccolo paese di montagna viveva Caterina una bellissima ragazza figlia di contadini .
La vita era dura a quei tempi, si lavorava.
Acqua in casa? Ma no!! Si andava alla fonte con i secchi a prenderla per bere, cucinare, lavare i piatti. L’acqua della lavatura non si buttava, era per preparare la crusca ai maiali. L’acqua per lavarsi il viso, la doccia c’era? Ma no!!! Una conca d’acqua al sole d’estate, quante cose non c’erano. Pensandoci adesso come si faceva. Ma questa é un’altra storia.
Che freddo d’inverno nella casa. Dodici persone intorno alla tavola a dividere una polenta da mangiare con un po’ di salsiccia e grasso di maiale, non si buttava niente non c’era il colesterolo. Si lavava alla fonte con il sapone fatto in casa, puzzava. Tutti voi direte che bei tempi !!! Caterina diventava ogni giorno più bella, svolgeva tutte le sue mansioni, a quei tempi si faceva e basta, ma in cuor suo non riteneva poi così bello quel tempo. Caterina con i suoi fratelli erano una brava famiglia. Due genitori che non facevano mancare loro il pane ma se lo guadagnavamo lavorando, baci, abbracci, carezze, non si usava . Caterina non capiva cosa, ma in cuor suo desiderava altro. Una sera mentre erano intorno alla tavola per la parca cena, sentirono una voce chiamare, non si bussava, non si telefonava, non c’erano telefoni. Aprirono la porta ed era una donna del paese che tutti conoscevano, in un piccolo paese si conoscevano tutti e tutti sapevano che il figlio Antonio
era ritornato dall’ America in cerca di moglie . Antonio era un bel ragazzo. Caterina aveva visto una sua foto e si era innamorata,.
Quando vide entrare quella sera la sua mamma in casa loro il cuore le balzò in gola, aspettò con ansia e gioia le parole che la donna infine disse ”Qui mi manda mio figlio Antonio per chiedere la mano di vostra figlia Caterina.”.
Caterina capì che ciò che le mancava era arrivato…l’amore.

Tempesta

Ricorda  pioveva a dirotto quella notte. Soffiava un vento fortissimo, nessun vento, nessuna pioggia le impedì di venire da te.
Sotto un grande ombrello ti raggiunse all’angolo dei vostri sogni, dove tu l’aspettavi, con il profumo del suo amore sul tuo corpo.
Saliste il viale, che vii portò al talamo, dove con passione vi donaste la passione dei vostri sogni.
Soffiava forte il vento, mentre vi donavate l’anima.
mentre baciavate i vostri desideri.
Sfiniti vi addormentaste.
Si svegliò abbracciata a te.
Fuori soffiava la tempesta e lei ti guardava dormire, ti sentiva suo.
Dentro di lei soffiava la dolcezza, ti baciò, la stringesti a te e fu tempesta dentro e fuori, fosti suo, solo suo.
Vi addormentaste stremati, stretti, stretti, al riparo dal mondo, dalla pioggia, dal vento.
Vi svegliaste ancora abbracciati, Il sole vi ricordò che era ora di alzarsi.
Preparaste il caffè dall’aroma forte, dal gusto di casa, lo beveste dalla stessa tazzina.
Un ultimo bacio bagnato di lacrime a sigillare la promessa del ritorno.

 

 

 

Follia

FOLLIA
La mia vita é una cavalcata in groppa alla felicità.
Io sona nata in un castello, servita e riverita.
Io sono la principessa più bella e corteggiata.
Io bacio il principe e non si trasforma in rospo,
ma in un re gentile ed a modo, sempre pronto a stendere fori ai miei piedi.
Io non sono mai stata tradita, a volte tradisco per assaporare
il gusto della trasgressione.
Quando torno, sono sempre accolta nei saloni illuminati a festa.
Io non perdo mai il candore della neve che immacolata scende dal cielo.
No!! No non mi sciolgo mai.
No!! Non, divento mai fango calpestato dall’uomo.
Sono sempre neve bianca.
Fiocchi immacolati che si posano sui cuori
e li congela nell’attimo sublime dell’amore, regalando loro l’eternità.
NO!! Non crediate che io sia folle…io sono la regina in groppa
alla felicità.
NO!! Non chiudete quella porta… non mettetemi quella strana camicia.
NO!! Non imprigionatemi…tanto domani non mi troverete, sarò volata via in groppa all’unicorno.

IL SUO AMORE

Era bello il suo amore, alto, spavaldo, dalla risata contagiosa.
Com’era bello il suo amore, con lui il soffitto della stanza diventava cielo, le pareti alberi al vento.
Il letto un campo di papaveri dove respirare amore, dove sentirsi
tra cielo e terra, dove diventare argilla tra le sue mani, dove diventare un intreccio d’amore e passione.
Com’era bello il suo amore, l’aroma del caffè era casa, in quella casa con il soffitto di cielo, con le pareti di alberi al vento, il caffè
si beveva gustandolo a fondo, prima di chiudere la porta, e lasciarsi schiaffeggiare dalla realtà.
Era bello il suo amore, rimasto nel fondo della tazzina di caffè.
la zingara le disse ”È li che rimarrà.”

SERAFINA

SERAFINA
Serafina da un po’ di tempo abita in una casa di riposo. Serafina ricorda poco o niente, ma sa con certezza che quella non è la sua casa. Ogni cinque minuti chiede ”Dov’è la fermata del bus per andare a casa dalla mamma?” Tutti le dicono ”Adesso la tua casa è qui.” Serafina li guarda con l’espressione di chi pensa” Voi siete matti.”
La figlia le dice ”Mamma, qui tu stai benissimo, qui non ti manca niente.”
Serafina prende la bottiglia che sta sul tavolo e gliela rompe in testa” Adesso anche tu stai benissimo.”

FILM DI NATALE

FILM DI NATALE
Rosita anni fa partì per il nord per approfondire i suoi studi di giornalista. Al paese lavorava per una piccola radio privata.
Era fidanzata con Roberto, erano innamorati.
Roberto studiava ingegneria, sognava di costruire un centro turistico per il suo paese.
Quando Rosita partì, si promisero fra abbracci e lacrime di scriversi tutti i giorni e di raccontarsi ogni cosa loro accadesse.
tempo fa non c’era internet, le lettere arrivavano dopo settimane.
I primi tempi si tennero in contatto, si telefonavano con i gettoni.
Si scrivevano lunghe lettere.
Rosita venne assunta come inviata speciale in una TV nazionale. Ebbe molto successo, le fu affidato un programma.
Le lettere e le telefonate diradarono, fino a che smisero del tutto.
Al paese c’era Francesca da sempre innamorata di Roberto.
Piano, piano, presero a fare coppia.
Rosita raggiunse l’apice del successo e non aveva tempo per tornare al paese.
Roberto costruì il suo centro turistico al paese. Lui amava il suo paese e voleva renderlo sempre più vivibile.
Pur frequentando Francesca non decideva mai di sposarla.
Francesca voleva una famiglia e si sposò con Luciano.
Divenne sposa e madre felice.
Il centro turistico di Roberto ebbe successo e fu chiamato al nord per illustrare il suo progetto ad una grande azienda turistica.
Il tempo è passato siamo all’era d’internet. Roberto contatta
Rosita dicendole che lui è nella sua città, se lei vuole possono incontrarsi.
Rosita legge l’email ed in un attimo si ritrova a rivivere la sua partenza, la dolcezza di Roberto le riporta a galla i loro baci, le loro promesse. È diventata famosa, ricchissima, ma l’amore, l’amore proprio non l’ha trovato.
Accetta d’incontrarsi con Roberto con il cuore in gola.
Quando si vedono, quasi non si riconoscono, e seppur Babbo Natale augura loro buon Natale. Il tempo passato non concede
loro nessuna seconda chance.
Impacciati si salutano.
Roberto capisce che il suo sbaglio è stato farsi scappare Francesca.
Rosita è quasi soddisfatta della scelta fatta. È senza amore, ma tanto ricca.
Le scelte sbagliate nessun Babbo Natale le può raddrizzare.

ATTENDENDO

ATTENDENDO
Vestita di tutti i colori, Guendalina
aspetta il treno su un binario morto.
Seduta su una panchina fuma la sua sigaretta.
Arriva il treno, si alza, nemmeno oggi lui scende.
Lentamente si avvia verso casa.
Ritorna a sedere sulla panchina.
Sente il fischio del treno, prende lo specchietto dalla borsa,
mette il suo rossetto rosso ma nemmeno oggi lui scende.
Con la sua chioma rossa, il suo vestito giallo si avvia verso l’ospizio. domani metterà il suo vestito rosso e lui scenderà.

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