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Archivio mensilenovembre 2017

Navigando nella mia scemenza
Clementino vive in un piccolo paese di montagna, di età indefinibile, con una lunga barba, ogni pomeriggio siede
al bar con il suo bicchiere di whisky e racconta di mari, di quando marinaio sfidava le tempeste.
Ad ogni porto aveva una donna, tutte belle calde e generose.
Non prometteva niente a nessuna, perché a tutte raccontava
della sua bellissima moglie che l’aspettava a casa tessendo
la tela.
Racconta di quando il canto della sirene lo trascinava nel fondo del mare e si estasiava di bellezze e nuotava come un delfino.
Clementino racconta, non ha importanza se ci sia un pubblico ad ascoltarlo, lui racconta, ed a volte dal suo bicchiere esce una sirena,
In paese si racconta che Clementino non si sia mai allontanato dal paese e che non abbia visto nemmeno il mare.
La gente ricorda che, Clementino fosse innamorato di una bellissima ragazza, che lo lasciò dopo tutti i preparativi per il matrimonio, per amore di un marinaio, che dopo poco tempo, incinta, venne lasciata e morì

AMORE O LIBERTÀ

, amore unico, eterno.
Voleva un ragazzo, un ragazzo dolce, dalle idee pulite.
Lui era lì, a due passi da casa sua.
Tese la mano e lei la presi e fu proprio in quel momento
che l’amore svanì. Vide in un attimo tutta la sua vita…fidanzata,
moglie, madre.
No!! Non poteva essere tutta lì la sua vita.
Voleva di più, voleva la libertà.
A quei tempi era difficile essere ragazza.
Rimase aggrappata a quella mano tesa, cercando di comprendere
che si la sua potesse essere tutta lì.
N!!, Non poteva. La sua mente urlava NO.
Sua madre fu grande. Era una donna che credeva nella
serietà delle donne, non si poteva rompere un fidanzamento,
ma non voleva le sue lacrime, le diede il coraggio di annullare
la promessa.
Libera di andare incontro alla vita.
La libertà, aveva capito che era l’unica cosa che volesse.
Ed é l’unica cosa che ha avuto, un pò di lei é rimasta in
quella mano. Se potesse tornare indietro non è lì che tornerebbe.

VIAGGIANDO NEI RICORDI

VIAGGIANDO NEI RICORDI
Io non ho nostalgia dei tempi che furono: ho la certezza che non eravamo tutti più buoni. Ho la certezza che i tanti decantati valori ci venivano inculcati con la paura, a volte con le botte: no, nel mio caso. Tutto era peccato, specialmente per le donne, non potevano nemmeno andare a scuola: dovevano sposarsi e fare figli maschi.
Del tempo passato ho dei ricordi indelebili che sono come dei quadri appesi sulle pareti del cuore.
Ho detto e scritto tante volte: ricordo il sapore del pane fatto in casa, ma a dire il vero, la tanta fatica che ci voleva mi dava ai nervi, avrei voluto i panini comprati.
Le feste del paese: non tanto per la parte religiosa, ma per le bancarelle con le delizie per noi ragazzi, i giochi in piazza, l’albero della cuccagna, le giostre.
La sera ognuno portava in piazza una sedia; la piazza si riempiva e, su un lenzuolo bianco steso. la magia del cinema.
Io volevo sempre che vincessero gli indiani…non li facevano mai vincere.

Silenzio

Assordante il silenzio del cuore, sciolse i cappelli e si tuffò nel vuoto.

Temporale

Fermarsi ai confini del cuore.
Arrendersi alla noia dei battiti,
senza più credere a nulla.
Sentire che é tutto un arrancarsi,
per non lasciarsi sprofondare.
È tutto un graffiarsi le mani per non
lasciare andare la speranza.
È la certezza che; tutto é stato.
Niente é tragico, si va avanti.
Ma all’entrata del cuore la luce si é spenta

Autunno

Con un soffio vi faccio volteggiare, vi regalo l’ultimo brivido avventuroso, prima di cadere dai rami.

maria la pazza

In paese si racconta che Maria fosse una ragazza bellissima di ricca famiglia.
In paese tutti venivano sfruttati da suo padre ricco proprietario terriero che per un pezzo di pane teneva i giovani a lavorare dall’alba al tramonto.
Maria era bellissima ed a dispetto del padre era una buona persona.
Pietro era un giovane bellissimo, forte ed un po’ strafottente, mise gli occhi su Maria per fare dispetto al padre.
Maria se n’è innamorò perdutamente.
Ogni sera s’incontravano sotto la quercia nel campo.
Scrissero i loro nomi sulla corteccia, anche Pietro se ne innamorò perdutamente.
Fu una dura lotta con il padre ma, alla fine riuscì a sposare il suo Pietro che il giorno del matrimonio non si presentò.
Maria impazzì.
Ancora oggi ogni sera si reca sotto la quercia e se pur strano ogni sera vi ritorna anche il suo Pietro: non si era presentato all’altare, perché aveva avuto un incidente mortale.
La pioggia, il vento, le stelle, la luna cantano d’amore.
Maria la pazza visse d’amore, impazzì d’amore, sopravvive d’amore.

felice finale

FELICE FINALE
Preso spunto da Fausta
Guglielmo 80enne, è vedovo da 2 anni, vive da solo nella grande casa. I figli, i nipoti sono impegnati con il lavoro, quando la domenica lo invitano a pranzo gli fanno degli strani discorsi ” Papà ormai sei vecchio, dovresti prendere in considerazione l’idea di andare in una casa di riposo.”
Guglielmo non li ascolta.
Lui è vecchio, lo sa, ma ha ancora voglia di vivere: decide di mettere un annuncio sul giornale della città.
” Vedovo 80enne cerca giovane 70enne per sconfiggere la solitudine.”
Risponde Rosa un’attraente 70enne, mai sposata, sempre alla ricerca di emozioni.
Incominciano la conoscenza, si raccontano, prendono confidenza.
Guglielmo è un buon padre ,è stato un marito fedele, ad una moglie un po’ frigida.
Rosa dopo l’imbarazzo dei primi tempi gli fa scoprire il piacere di donarsi senza pudore, di accarezzare i loro vecchi corpi.
Va tutto bene, finché non lo vengono a sapere i figli, che gridano allo scandalo.
Guglielmo e Rosa non si lasciano intimorire.
Alla fine i figli rispettano la loro decisione

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