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Archivio mensilemarzo 2014

Vorrei

Vorrei

Vorrei sentire nel cuore
il canto della primavera.
Vorrei essere felice.
Vorrei l’abbraccio della
gioia di vivere.
Vorrei sentire il canto
della bellezza interiore.
Vorrei poterti prendere
per mano, e trascinarti
nel vento della felicità.
Lo vorrei, ma il lato
oscuro mi trascina negli
abissi della tristezza.
Nel pozzo delle lacrime
congelate.

Rosso

Rosso

Anni fa mise i suoi pochi vestiti in una valigia legata
con lo spago, e salì su quel treno che la portava dal sud
al nord.
lontana dal paese, dalle ristrettezze di una vita contadina.
I suoi vestiti erano pochi, i sogni tanti.
Sogni dal colore rosso, per lei il rosso, lo splendore dei papaveri,
delle cose sconosciute, che percepiva fossero dove lei sarebbe andata.
Rosso il colore del suo primo rossetto.
Rosso il colore del suo primo bacio.
Rosso sangue il dolore che provò la prima volta che fu tradita.
Rosso il colore della sua vera passione, l’amore per lui, lasciato
lì tra i campi di papaveri in fiore.
Rosso un bocciolo di papaveri, la speranza, che ancora le resta,
ed il suo rossetto rosso.

Il viandante dei sogni

il viandante dei sogni

Mise tutte le sue poche cose in una bisaccia,
ed intraprese un lungo viaggio; andò alla ricerca
del grande tesoro, tutti i sogni perduti.
Aveva sentito dire che i sogni irrealizzati, andavano
a posarsi ad i piedi dell’arcobaleno, che appariva poche
volte dopo la pioggia.
Incominciò il suo viaggio in un’assolata giornata,e
per magia apparve l’arcobaleno prima della pioggia.
Il povero viandante si fermò ai piedi dell’arcobaleno,
ed invocò a gran voce la pioggia, che inaspettamente
prese a scendere dolcemente.
Si racconta che quel giorno la pioggia fosse colorata,
e che a tutti gli uomini vennero restituiti i propri sogni,
dando loro una seconda oppotunità.
Lui il viandante preferì finire la sua vita ai piedi
dell’arcobaleno, con un sorriso soddisfatto sul viso.

Arcobaleno

ARCOBALENO

Passeggio nella mia pigrizia, mi calo nel pozzo
del vuoto assoluto, volteggio cercando di atterrare,
c’é un prato incolto, senza fiori, senza spine.
Mi siedo aggrappata alle mie ginocchia e prego
il mio angelo custode, forse ne ho uno.
Si mio padre, ho deciso, lo eleggo a mio angelo custode.
Quando era vivo litigavamo, adesso é il mio angelo.
Il mio arcobaleno dopo la pioggia.

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