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Archivio annuale2013

Paura

Paura
Passeggi per le strade della città, d’inverno, d’estate,
in ogni stagione con il tuo pigiama, con sopra una vecchia
giacca di pelle.
Cammini perso nel tuo mondo, parli da solo, tremolante
nei tuoi pensieri, guardi tutti, nessuno ti si avvicina.
Lavoravo in una caffetteria, tante volte ti ho servito il caffé,
provando un senso di fastidio per i tuoi vestiti logori e sporchi,
e vergognandomi nel provarlo.
Non lavoro più in quella caffetteria, ma t’incontro spesso,
sempre con i tuoi soliti vestiti, e un pò più perso nei tuoi
tremolanti pensieri.
Tante volte avrei voluto chiederti cosa hanno visto i tuoi
occhi per ridurti in queste condizioni.
Avrei voluto chiederti se sei felice, ma non l’ho mai fatto e mai
lo farò.
Il tuo mondo mi fa paura, le tue sensazioni d’înfinita solitudine
mi sembra di percepirle.
A volte capita nella vita di camminare ai margini della normalità,
non c’é felicità, ma un’infinita tristezza, ed io c’ho camminato,
perciò tu più di prima mi fai paura e tanta compassione.
Antonia Iemma

Chiedimi se sono felice

Chiedimi se sono felice.
”Sei felice?”
”No, non lo sono.
”Chiedimi perché non lo sono.”
”Lo sai che sei una rompiballe?”
” Si lo so, ma tu chiedimelo”
”Allora perché non sei felice?”
”Ecco, perché non lo sono?, me lo chiedo anch’io”.
”Mo te lo dico, aspetta, incomincio dall’infanzia,no
dai, troppo tempo, mo ti dico quando sono felice,
quando il sole d’inverno illumina il giorno, mentre
il freddo ti penetra nelle ossa. Si amo il sole d’inverno.
Sono felice quando entro nella sue braccia e come il
sole d’inverno illuminano il mio istante.
Sono felice quando i nostri corpi s’intrecciano.”
”Allora perché dici di non essere felice?”
”Perché adesso sto strette tra le mie braccia, fuori
piove e parlo da sola”.
Antonia Iemma

Ospizio

Ospizio
Ricordi, quando a piedi nudi correvi per le strade
del quartiere dietro ad un pallone.
Insieme a te correva una bimba dai capelli biondi.
Petulante e un pò bruttina ti dava fastidio.
Ricordi, eri diventato un bel giovanotto bello e forte,
pure la biondina era cresciuta, ed era diventata proprio
bella e non ti dava più fastidio, ma eri tu a dar fastidio a lei.
Ti mettesti d’impegno per conquistarla, alla fine ci riuscisti.
Avete passato una vita insieme,un amore forte, profondo,
vi siete sorretti a vicenda nei momenti bui.
Arrivaste perfino ad odiarvi quando l’amore sembrò
prendere altre strade, ma oggi siete ancora insieme
a percorrere l’ultimo tratto di vita.
Tremolanti con il vostro corpo aggredito dalla vecchiaia,
ma fortunati, perché la vostra mente ancora abbastanza lucida
vi permette di ricordare quando fanciulli correvate.
Improvvisamente incominciate a litigare ricordate pure
i vostri tradimenti.
Io con tenerezza vi guardo mentre vi prendete per mano e ve ne
tornate in camera, tutta una vita trasportata in quattro mura.
Antonia Iemma

Gelida notte

Era una gelida notte, la neve cadeva leggera,
fiocchi grandi, morbidi, volteggiavano posandosi
dolcemente su ogni cosa, creando un paesaggio
magico con le tenui luci del paese.
Lei bellissima nel suo abito nero dallo spacco
vertginoso, e con le sue labbra rosso fuoco,
si godeva il meraviglioso paesaggio, guardandolo dalla grande
vetrata nella casa fuori dal mondo.
Era una gelida notte, ma lei era lì per godere di tutto
il calore della loro passione, per sentire al mattino l’aroma
del caffé al gusto di casa, leccandosi le bocche per mantenere
a lungo quel sapore nei loro cuori, anche nel freddo .
Antonia Iemma

Viva i lupi

Cappuccetto rosso diventata maggiorenne esce di notte.
Va nel bosco, va in cerca di emozioni.
Incontra il lupo senza fucile, che beve birra, ed subito
la invita a bere con lui.
Trascorrono una nottata di allegra follia.
Amore, sesso e fantasia, così si scrolla di dosso la mamma,
la nonna ,la focaccia e grida viva i lupi.
Antonia Iemma

Demonio

Un urlo straziante partì dal fondo della chiesa.
Il prete si zittì nell’espletare la sua predica
domenicale.
”Figliola cosa le succede?”
”Padre sono disperata, mio figlio é nato malato.
Una malattia rara”.
”Figliola é la volontà del signore, bisogna portare
la croce con fede”.
”Padre non ce la faccio, sono sola, non sono sposata”.
”Figliola hai peccato, hai servito il demonio, hai desiderato
l’uomo di altre”.
”No Padre sono stata violentata”.
”Ancora peggio figliola, é figlio del demonio, dovevi
stare al tuo posto, senza provocare”.
La donna venne invasa da una forza disumana, partì a razzo.
Avrebbe strangolato il prete, ma naturalmente venne fermata.
La donna vagò per il paese in preda al delirio, suo figlio morì.
Vagò a lungo per le strade, chiedendo perdono al signore.
Quando morì dalla sua salma s’innalzò una farfalla dai
colori scintillanti.

Amore-Libertà

Amore-Libertà
l’amore, amore unico, eterno.
Volevo un ragazzo un ragazzo dolce, dalle idee pulite.
Lui era lì a due passi da casa mia.
Tese la mano ed io la presi, e fu proprio in quel momento
che l’amore svanì. Vidi in un attimo tutta la mia vita, fidanzata,
moglie, madre. No, non poteva essere tutta lì la mia vita.
Volevo di più, volevo la libertà.
A quei tempi era difficile essere ragazza.
Rimasi aggrappata a quella mano tesa, cercando di comprendere
che si la mia potesse essere tutta lì.
No, non potevo, il mio cuore, la mia mente urlavano no.
Mia madre fu grande, era una donna che credeva nella
serietà delle donne, non si poteva rompere un fidanzamento,
ma non voleva le mie lacrime, mi diede il coraggio di annullare
la promessa.
Libera, libera di andare incontro alla vita.
La mia libertà, avevo capito che era l’unica cosa che volessi.
Ed é l’unica cosa che ho avuto, ma un pò di me é rimasta in
quella mano tesa, ma se potessi tornare indietro noné lì
che tornerei, ma sicuramente dall’amore a quel bacio dal
suono di campane.

Antonia Iemma

Mostri

È pieno il teatro, si apra il sipario, e che lo spettacolo
abbia inizio, che i mostri entrino in scena.
Celata di nero la portano al centro del palcoscenico,
grida come un’ossessa, cerca di liberarsi ma mostri
con lingue biforcute le sputano veleno in faccia.
Mostri dalle mille braccia la sbattono al muro e violentano
la sua verginità. Denudano le sue carni,uccidono i suoi sogni.
Tuoni, fulmini, pioggia l’accompagnano nella tana delle sue
paure. Che orrore il teatro della sua mente,esce dalla tana, abbassa
il sipario, cambia scenografia, si vesto di rosso, ammazza i mostri.
E balla felice sui i cadaveri dei mostri, che hanno calpestato la sua innocenza.

Declino

Chantal seduta al tavolino del suo bar preferito fissa
la coppa champagne davanti a sé.
La sua vita passa tutta in quella coppa.
Era la grande star della danza, bramata dagli uomini.
La sua danza al palo li mandava in visibilio, la sua coppa
sempre piena di bollicine.
Poi arriva Nina giovane, più magra, la bellezza moderna.
Ed la sua coppa si riempe con vino, ma di ottima qualità.
E poi inesorabilmente il declino, la sua coppa champagne solo
con vino in cartone, ma la coppa é cristallo puro, unico cimelio
della sua scintillante vita, oramai appesa al chiodo.

L’abbondanza

L’abbondanza
Rosa ama il cibo ne ha una vera adorazione.
La colazione un ottimo cappuccino ricoperto di cacao,
e un cornetto alla crema, non vuoto, non sia mai, quelli
sono per le secche, che stanno lì a rimirarsi allo specchio.
Lo spuntino mica una mela, troppo salutare, vuoi mettere
un bel pezzo di cioccolato che si sguaglia in bocca.
Il pranzo deve essere una vera goduria, antipasto, primo,
secondo, vino di qualità, dolce , caffé forte, zuccherato.
È felice Rosa da quando é morto suo marito, eh si! Un sadico
suo marito, sempre a criticarla, la lasciava sola, non faceva sesso
con lei, troppo robusta per lui maniaco del fisico.
Lei non é brutta, stasera indosserà una bella tunica nera,
la sua collana di perla, un paio di scarpe rosse.
E preparerà una cena afodisiaca,insieme al suo amore.
Godranno con vino, cibo, musica, risate, sesso,
sarà la goduria dell’abbondanza.

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