In vista di Hokkaido

rausu-nemuro

Limbi si era trovato in pochi giorni a  dovere confrontarsi con problemi che riguardavano l’umanità intera ed a dovere prendere atto che le cose non erano così semplici come la propria percezione di  umano gli poteva fare credere che fossero. Aveva la sensazione di avere imparato molto di più in pochi giorni che in tutta la sua vita trascorsa e che quell’ incontro, che l’incontro con Gaia fosse il più importante e prezioso momento della sua esistenza. Ma ancora non capiva perchè Gaia lo aveva cercato, pensare che fosse stato un caso sarebbe stato ingenuo e certo il fatto che egli aveva tra i discendenti degli Urga o addirittura degli uomini di Neanderthal poteva essere un motivo valido ma non sufficiente. Forse Gaia gli nascondeva qualcosa ma forse qualcosa di importante era rimasto nascosto anche nel suo passato e poteva indicargli la ragione di questa scelta. Pensò che avrebbe potuto chiedere direttamente a Gaia, ma poi provò a riflettere e si convinse che probabilmente Gaia non voleva che egli si spaventasse del suo ruolo in quella vicenda. Tutti questi dubbi lo assalivano finchè esausto non si addormentò. La mattina dopo si svegli in una delle stanze per gli ospiti che il Luogotenente aveva messo loro a disposizione. Jenny e Gaia dormivano insieme nella  stanza che stava accanto alla sua e Limbi si sorprese, senza pensarci, a scrutare l’aria colla mente telepatica nella speranza di intercettare i loro pensieri . Non percepiva nulla solo rumori lontani di auto e la sirena di una nave in partenza, riappoggiò la testa sul cuscino e chiuse gli occhi. Il corso del suo pensiero passò da uno stato di coscienza ad un livello di minore vigilanza e come per un impulso reiterato la sua mente scandagliava lo spazio circostante cogliendo altri pensieri . ”Siamo giunti alla vigilia della prova finale” diceva Gaia ”potrebbe essere oggi o domani o tra un mese ma presto saremo chiamati a batterci Jenny” , In quello stato di trance Limbi percepiva le parole come flusso di pensieri non come suoni ed insieme alle frasi, o meglio ,ad arricchire il contenuto di quelle espressioni, vi era il loro risvolto emozionale una miscela di toni armonici come di onde che solleticavano e facevano vibrare i suoi centri cerebrali. “Cosa sarà di noi se il maligno prevarrà?”chiese Jenny.” Apparentemente nulla “ disse Gaia ” il corso dell’universo andrà verso il collasso e l’autodistruzione ma ci vorranno centinaia o migliaia di anni perchè si compia. Nell’intimo qualcosa cambierà la coscienza individuale dell’uomo verrà inquinata da un virus spirituale che lo renderà arido e cinico e così il destino della terra sarà segnato”. Limbi scese la scala che dava direttamente nell’ampio soggiorno della casa del luogotenente. Dalla cucina si diffondeva un profumo di frittelle e di caffè. Gaia e Jenny erano già scese e accolsero Limbi sorridenti , “ti aspettavamo per fare colazione insieme” disse Gaia , anche Skab sopraggiunse subito dopo salutando tutti . Il luogotenente venne dalla cucina portando un vassoio con tazze di caffè fumante. “Buongiorno a tutti ” disse ”prego accomodatevi che le frittelle sono pronte, bisogna mangiarle calde” Tutti si sedettero intorno al tavolo e mangiarono con gusto le  frittelle e una marmellata di frutti di bosco bevvero un caffè niente male e si guardarono soddisfatti  “anche questa volta pensavo peggio ” disse Limbi parlando con un inglese approssimativo e con tono scherzoso.” Devo dire ” argomentò Limbi che non solo per la cucina ma anche per le abitudini di vita, il modo di relazionarsi degli abitanti, la struttura delle case e il loro arredamento, ho avuto la impressione di trovarmi in un paese occidentale e non in Giappone”.  Il luogotenente che parlava correntemente l’inglese annuì con un cenno della testa poi alzò una mano verso Limbi  come per indicare che aveva detto una cosa giusta, “Vedi Limbi ,quello che tu dici nasconde una profonda verità e un mistero. L’affascinante mistero di un popolo, dalle origini sconosciute,  che non si  vuole rassegnare al destino di terminare la propria esistenza in   villaggi-museo sovvenzionati dallo stato giapponese. Prima che i Giapponesi  trasformassero i loro boschi in campi e mutassero il loro stile di vita, gli Ainu vivevano di caccia, pesca e raccolta. Attualmente solo nei
villaggi più isolati sopravvivono certe usanze tradizionali, specialmente  come richiamo turistico. Noi, gli Ainu  (“uomini” o “esseri umani”, nel nostro idioma), un tempo popolavamo la  parte settentrionale dell’isola di Sakhalin, alcune delle isole Curili e le  regioni nordorientali dello Honshu, la grande isola centrale  dell’arcipelago giapponese. Nel secolo undicesimo ci stabilimmo   definitivamente nell’Hokkaido, l’isola più settentrionale dell’arcipelago

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Fenomenologia demoniaca

LINEE CROMATICHE

“Uno dei mezzi adottati dal diavolo per combattere la diffusione della parola di Dio e del progresso positivo, fonte delle più grandi sciagure per l’umanità è la strategia di oscuramento del pensiero positivo che si associa al rafforzamento delle ideologie radicali. Il diavolo opera  a diversi livelli o dimensioni: la dimensione storica della differenziazione delle razze  e dei popoli, la dimensione psicologica in cui ha grande spazio la ricerca di una identità e la paura della morte, la dimensione religiosa in cui si manifesta  l’illusione di onnipotenza e di immortalità. Già nelle epoche primitive la  azione del diavolo  è volta  ad indirizzare il senso della storia, cioè a  determinare, nel senso darwiniano della selezione,  la direzione  verso cui l’umanità avrebbe proseguito il suo percorso. In questa prospettiva  si comprende il tentativo operato dal diavolo anche tramite l’induzione di una improvvisa glaciazione, la soppressione della razza dei Neanderthal e della loro civiltà. Con essi sarebbe scomparsa la capacità di interazione telepatica che essi avevano sviluppato e che avrebbe posto grosse difficoltà al diavolo nello sviluppo dei suoi progetti” .  “Ma allora?” chiesi “ L’interpretazione della evoluzione della specie umana secondo cui i Neanderthal sarebbero scomparsi perchè travolti dalla intelligenza dell’homo sapiens sarebbe messa in discussione?”   “Proprio così Limbi ” riprese Skab “il diavolo anche quella volta ci mise lo zampino e lo fece preferendo un uomo cosi detto ”tecnologico” ad un uomo capace di condividere emozioni e pensieri nell’etere,  l’uomo competitivo all’uomo collaborativo. Ma questo, non fu fatto dal maligno per  decretare il dominio di una specie unitaria, ma per consentire che, di questo archetipo di uomo, nascessero tante razze diverse in diverse regioni della terra e si sviluppassero separatamente costituendo civiltà con caratteri peculiari, con credenze  religioni e, soprattutto, con una identità sociale culturale e politica”.
Skab andava precisando l sua tesi “Il passo successivo è molto semplice ma decisivo e consiste  nel fare  emergere in questi popoli delle personalità illuminate , delle guide spirituali, sacerdoti, oracoli, santoni e custodi della religione.  Attraverso di loro il diavolo riesce a diffondere una ideologia che accredita una un gruppo come ”scelto” da un Dio e che attribuisce  al popolo delle prerogative esclusive nella storia, cioè in pratica si descrive il proprio popolo come ” prediletto “  di un Dio potente che lo renderà invincibile proteggendolo nella lotta di conquista di altri paesi e nel dominio di altri popoli. Quindi è un diritto che discende da questo rapporto privilegiato di dio con il popolo eletto quello di prevalere con la forza su altri popoli di sottometterli e renderli schiavi anche perché  mettere in atto questo programma divino significa compiacere al proprio dio dimostrando la sua grandezza  e il primato di questo dio, la sua esistenza contrapposta alla “non esistenza ” o comunque  alla subalternità degli dei di altri popoli”. ”Così nel mondo sono proliferate sette e fazioni ideologiche e religiose, la radice della loro esistenza è il perseverare del peccato originale nelle azioni dei loro propugnatori la superbia e la convinzione di aspirare ad un ruolo di  guida e di insegnamento da compiersi attraverso la oppressione e la violenza. Nel loro disegno delirante in nome di una causa indicata come giusta da un culto o da una ideologia compiono azioni inconcepibili che sfuggono all’umana comprensione; la nostra impressione è che queste persone vivano in una altra dimensione, non troviamo una giustificazione plausibile  alla loro malvagità e non possiamo fare altro che pensare che siano dei mostri, dei folli. Ma quale è il confine tra follia e malvagità e come avviene che l’essere umano che nasce come pargolo tenero e innocente può diventare uno strumento di perversione  e di morte. per la verità non lo sappiamo, quello che sappiamo che spesso gli eventi della vita  ci cambiano che fanno germogliare in noi sentimenti come il cinismo, l’odio  e l’indifferenza ,ma questa è una conseguenza della imperfezione che è in noi , è il cosiddetto male di vivere . Altre volte però dietro a questi sentimenti negativi si nasconde la presenza del demonio e la follia e la perversione non sono più espressione di disagio o di malattia ma espressione della volontà demoniaca”. 
“La influenza del demonio si è estrinsecata attraverso una diffusione fisica nell’etere degli spiriti maligni formati nelle viscere della terra alle alte temperature del magma  vulcanico ed eruttate insieme alla lava ; questi spiriti intercettano gli spiriti vaganti in attesa della reincarnazione li distolgono e li ingannano e anche se la rete spirituale positiva tende a neutralizzare e rimuovere queste influenze alcuni spiriti vengono contaminati e restano impuri vulnerabili al peccato e alle tentazioni. La nostra azione è indirizzata a contenere gli effetti più deleteri che si verificano quando in una certa regione del globo si concentra l’attività di disseminazione demoniaca degli spiriti maligni.  Molte popolazioni hanno rilevato la relazione tra forti e improvvise eruzioni e la comparsa di turbe mentali e criminalità apparentemente inspiegabili in determinate regioni, ma soprattutto tra questi fenomeni e il verificarsi di fenomeni di possessione demoniaca in neonati molte delle quali comunque rimangono misconosciute” La nave stava per raggiungere le coste di Hokkaido e si apprestava ad  attraccare nella città di Rausu. Il sole stava tramontando le case bianche e squadrate si disponevano in file sovrapposte  ad incorniciare l’insenatura . Dietro di essa si  stagliava il profilo dell’omonimo vulcano. Dai camini delle case refoli di fumo si innalzavano sfrangiandosi e intersecandosi  tra loro formando un reticolo grigioverde sullo sfondo rosseggiante del cielo. Saremmo stati accolti per la cena a casa di amici del posto che Gaia e Skab conoscevano bene. la loro casa benchè indistinguibile dalle altre era una centrale operativa e di controllo della regione di Hokkaido posta  alle pendici del vulcano Rausu uno dei più attivi e preoccupanti in questo periodo.

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Le reti dello spirito

AFFLATO EROTICO

Sigfrid  raccontava fatti a cui non aveva partecipato come se fosse stato coinvolto direttamente. “Le squadre di uomini organizzate per la ricerca  avevano setacciato le zone dove erano stati avvistati gli orsi . Durante il periodo estivo gli orsi si rifugiavano più in alto, le grotte venivano esplorate fin dove  era possibile, ma c’erano cunicoli dove certo non era facile e poteva  essere anche pericoloso avventurarsi. Al limite delle nevi  perenni poi spesso delle orme di orsi si perdevano tra le parti rocciose e poco più su si aprivano delle bocche vulcaniche. Alcune di queste parevano accessibili per la presenza di sentieri che scendevano lungo i bordi scoscesi del cratere che sembrava un canyon che  si estendeva in profondità per perdersi poi in una voragine nera là in fondo. Tra gli uomini i più coraggiosi provarono ad avventurarsi nel cratere.
“Purtroppo questa storia, che è una storia vera, non ha un lieto fine poiché di quegli uomini che si avventurarono nel cratere non si ebbe più traccia e da allora si alimentò ulteriormente la leggenda che il vulcano fosse abitato da spiriti demoniaci e che i bambini erano diventati dei demoni che  aleggiavano intorno alla montagna”.   Gaia si scosse ” Sì è vero Sigfrid anche io conosco questa storia e altre vicende strane intorno ad Okinawa e a tutto l’arcipelago settentrionale del Giappone. Molti sono i fatti strani, le scomparse di bambini e adulti, le apparizioni di animali che compiono azioni inspiegabili e la diffusione di una specie di epidemia psicotica. Infatti si è registrata una incidenza molto più elevata di sindromi schizofreniche e paranoidi ed anche, di omicidi e suicidi in queste zone, in particolare nella regione di Shirekoto dove ci stiamo dirigendo. Sembra che siano nate anche delle vere sette sataniche che compiono riti sacrificali, che istigano all’odio contro i cinesi e gli occidentali e arruolano adepti convertendoli a credenze esoteriche e alla venerazione dell’anticristo. Gli esperti della federazione galattica  indicano che questi potrebbero essere i segnali di una infiltrazione del demonio nel tessuto sociale di questi popoli, una specie di contagio che avviene in modo  rapido e imprevedibile e che rischia di sconvolgere tutto il paese trascinandolo in una guerra civile”. Skab e Sigfrid annuirono cupi alle parole di Gaia ero sbigottito: ”ma è incredibile!” dissi “tu intendi dire che queste zone sarebbero popolate da indemoniati i quali, però potrebbero essere indistinguibili all’apparenza , da persone normali oppure potrebbero sembrare soltanto persone turbate psichicamente e quindi malate!? Ma ciò vorrebbe  anche dire come tu sostenevi, che questi “indemoniati” potrebbero anche essere la fonte di influenze negative sulle persone che frequentano?”. Gaia chiuse gli occhi e sembrò sul punto di piangere poi riprese: “Si purtroppo Limbi, hai colto l’aspetto più inquietante e cioè che la invasione del demonio nella sfera spirituale di questi poveretti conferisce  a loro stessi dei poteri telepatici simili a quelli che gli stessi Urga possiedono”.  “Queste persone , in altre parole, riuscirebbero ad intuire che cosa pensano le altre persone ed, in alcuni casi anche ad influenzarne il pensiero, Ciò spiegherebbe il perchè di molte falle e inefficienze nei sistemi di controllo e di sicurezza. Sarebbe sufficiente per costoro trovare soggetti con uno spirito vulnerabile per influenzarne le azioni. La  loro esistenza si sviluppa in una dimensione del tutto diversa dalla nostra, nella prospettiva di compiacere ad un potere affascinante e terribile ,al potere del maligno, alla volontà di un essere capace di disseminare fedi ed idealismi contrastanti e imbrigliare il flusso di energia positiva della rete spirituale divina. Quindi alla rete di comunione spirituale che dalle origini abbiamo steso sulla terra in cui si effonde lo spirito del Dio creatore e che ora si estende in gran parte dell’universo si contrappongono altre forze da sempre impegnate a rompere i nodi di questa rete e ad infiltrarvi elementi destabilizzanti, insinuando nel flusso positivo influssi degeneri, elementi di cedimento e di esacerbazione dello spirito. Questi elementi fanno vacillare la fede e rendono l’animo confuso, incline a confutare la stessa esistenza di Dio o ad attribuirgli le nefandezze che il demonio mette in atto fino ad abbandonarsi a sentimenti di odio e disperazione. L’ambiguità e la multiformità con cui le forze demoniache agiscono rende ardua la comprensione del disegno complessivo; esse si muovono con l’inganno e l’illusione talvolta lusingando, allettando, promuovendo false credenze  e religioni e orchestrando eventi che spingono popoli e gruppi religiosi ad odiarsi e combattersi tra loro. Quelli che noi chiamiamo pazzi fanatici, non i guerriglieri o i kamikaze ma guru e santoni sedicenti depositari di verità non rivelate, cosa sono se non emissari del diavolo, fautori della sua intelligente, imperscrutabile  e perversa attività? ” Nel silenzio che seguì sembrò quasi strano sentire la voce di Jenny di solito sempre timide discreta ascoltatrice. “Ma perché deve  esistere il male?” disse” Solo per contrasto? Come negazione di tutto ciò che non è nella grazia e nella armonia del creato? Oppure il diavolo è l’immagine che nella nostra cultura secondo gli schemi teologici e l’iconografia religiosa incarna ed impersona la categoria morale del male?” Gaia corrugò la fronte come per concentrarsi sulla riflessione che Jenny aveva proposto:”Il diavolo non è solo la negazione del bene, purtroppo, aldilà di tutte le nostre buone  intenzioni e i nostri sforzi e anche se vogliamo attribuire una sorta di neutralità alle forze contrapposte il diavolo agisce attivamente per uno scopo …il collasso della vita e della materia dell’universo cioè lo scopo di ricondurre l’universo stesso ad una unità primordiale che imprigiona tutta l’energia in una unica entità che compenetra spirito e materia un unico densissimo imponderabile buco nero in cui ogni individualità chimica, fisica, biologica, temporale e spirituale si perde in una eterna, indistinta e incommensurabilmente compressa, sostanza essenziale originale. La tensione verso questa evento esiziale rappresenta un sentimento recondito, come è ogni sentimento di suicidio ed è questo il sentimento che anima il diavolo e le forze che nel suo nome operano nell’ Universo. E queste forze demoniache convergono nella realizzazione dello scopo ultimo; infatti sebbene la loro comprensione del  disegno complessivo di cui fanno parte è incompleta o inesistente pure complessivamente costituiscono le cellule di una organizzazione tentacolare il cui coordinamento consente al diavolo di agire con  straordinaria efficacia”.   “Ma come è possibile che il diavolo riesca nel suo intento se la gran parte dell’umanità lo ripudia e lo combatte” dissi . Skab prese la parole “Per fortuna che c’è questa opposizione Limbi ma non dobbiamo sottovalutare i mezzi del malvagio. La forza del diavolo è nel carattere contagioso della sua influenza che può determinare una diffusione della perversione con false credenze religiose,fanatismi e rituali che tendono a sostenere e ad  amplificare il pensiero distruttivo, le contrapposizioni,gli scontri. Tutto quello che risponde  alla logica della rappresaglia e della vendetta che ricade nella dinamica dell’occhio per occhio dente per dente” è bagaglio di una umanità corrotta nello spirito, votata all’odio e alla violenza, responsabile dei cedimenti della rete spirituale e della degenerazione del tessuto sociale. La perdita della capacità di amare viene indotta dalla disperazione in larghi settori della rete sociale di popoli oppressi, ”odia e metti in atto il tuo odio”  è il proclama con cui gruppi di fanatici investiti dal diavolo stesso di carisma e fascino guidano masse senza speranza in assurde lotte di sterminio etnico. La fede e la ragione hanno sempre cercato di arginare la spirale diabolica che conduce a concepire quei pensieri quelle ideologie deteriori che preludono alla insorgenza  di conflitti culturali e religiosi e alla definizione di vere  e proprie  strategie di oppressione  e sopraffazione, ma è anche necessario un lavoro incessante  e oscuro di “intelligence” per disinnescare le minacce più gravi e immediate  ”. 

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Le leggende degli Ainu

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 Fuori un vento gelido soffiava sibilando lungo i fianchi della nave, le onde si frangevano scuotendo la prua , il dondolio dello scafo ci cullava dolcemente. “Certo” dissi ” immagino che voi marinai dovrete aguzzare ben bene la fantasia per ingannare il tempo a bordo senza annoiarvi?” Il capitano sorseggiò il caffè poi cominciò : “Tutto cominciò all’inizio della primavera, quando le nevi sulle cime vulcaniche del nord del Giappone cominciavano a sciogliersi. Ma prima di tutto dovete sapere che il nord del Giappone non ha molto a che vedere con la immagini stereotipata che voi potete avere di questo paese. Quando in Giappone si parla del nord si parla di una regione inesplorata, paese remoto, le strade lontane, le province impervie. Queste saranno le definizioni date ad un turista che arriva da una grande metropoli. Vaste aree delle regioni settentrionali sono ancora immerse in una natura incontaminata, il paesaggio è quasi sempre caratterizzato da elevati rilievi di origine vulcanica e il clima è estremamente rigido . Inoltre queste regioni si differenziano notevolmente dal resto del Giappone anche per quanto riguarda la cultura e tradizioni. In alcune zone si parla un giapponese molto diverso rispetto a quello parlato a Tokyo. Il nord è il regno di un folklore molto particolare che si manifesta nelle leggende di spiriti maligni o di inquietanti esseri che d’inverno popolano le montagne coperte da una coltre di neve, e nelle coloratissimi ed esuberanti feste estive che si trovano solo in questa parte del Giappone. L’isola di Hokkaido poi è così diversa dal resto del paese che occorre fare uno sforzo per pensare che un luogo simile possa esistere veramente. Hokkaido ha iniziato a far parte della nazione giapponese solo a partire dalla sua colonizzazione avviata dal governo sul finire del XIX secolo. Gli abitanti originari dell’isola sono gli Ainu, depositari dell’autentica cultura e delle tradizioni religiose di questa terra. Il clima di Hokkaido è simile a quello della Finlandia e del Quebec. In inverno gli iceberg sfiorano le coste dell’isola, in estate i campi e le colline sono un tripudio di fiori selvatici in mezzo a i quali le mucche pascolano tranquillamente. Numerosi vulcani attivi incombono minacciosi sul paesaggio alimentando una rete di suggestivi spettacoli eruttivi. All’estremo nord orientale di Hokkaido si protende la penisola Shiretoko una spettacolare lingua di roccia vulcanica protesa nel Mare di Okhotsk. La penisola è stata soprannominata “il confine della terra” e in posti come Seseki Onsen, una sorgente calda che sgorga dalla terra su una spiaggia rocciosa della costa meridionale si ha veramente la sensazione di essere giunti ai confini del mondo. Qui in questa landa meravigliosa e selvaggia inizia la nostra storia. Dovete sapere che io sono un discendente dei mitici Ainu; gli Ainu  (“uomini” o “esseri umani”, nel nostro idioma), un tempo popolavano la  parte settentrionale dell’isola di Sakhalin, alcune delle isole Curili e le  regioni nordorientali dello Honshu, la grande isola centrale dell’arcipelago giapponese. Gli Ainu sono uno fra i  popoli più “pelosi” che si conoscano. Gli uomini vanno fieri delle loro  lunghe barbe e grandi baffi; le donne, raggiunta l’età da marito, si  tatuano di nero attorno alle labbra, quasi a voler simulare un bel paio di  baffi. C’è chi  pensa che questo tipo di tatuaggio femminile conservi un significato religioso: impedire agli spiriti cattivi di entrare nel corpo delle donne. Nel secolo undicesimo si  stabilirono definitivamente nell’ Hokkaido, l’isola più settentrionale dell’arcipelago nipponico. Vennero classificati come il “popolo”  straniero delle regioni del Nord fino alla Restaurazione Meiji nel 1868.
  Rispetto agli altri giapponesi presentiamo dei caratteri fisici europoidi:  abbiamo la carnagione più chiara, coperta da  peli, gli occhi maggiormente incavati. La nostra lingua , quasi totalmente estinta: sopravvive solo in qualche nome di luogo come ad esempio il vulcano Fuji  che nell’idioma ainu significa “fuoco”. E lo stesso accade con la nostra cultura: abbiamo ormai perso del tutto il culto dell’orso, tipico delle  culture subartiche, e i modi di vita di tipo indonesiano (abitazione,  vesti, pesca), ora quasi del tutto assimilati alla cultura giapponese. Un  tempo le nostre attività principali erano la caccia, la pesca e la  raccolta; gli strumenti erano di legno e di osso e siamo diventati ancor più bravi nell’arte dell’intaglio.   Dal punto di vista religioso noi crediamo che tutti gli esseri viventi e i  fenomeni naturali sono divinità (kamui). L’orso, ad esempio, veniva da noi  considerato la personificazione vivente del dio dei monti (Kim-un-Kamui).   Ciò significa che prima di uccidere un animale, passare un fiume o  abbattere un albero, bisognava rivolgere preghiere al relativo kamui per   ingraziarselo.  I riti si svolgevano su una specie di staccionata altare  (nusa) sulla quale stavano fissati e venivano onorati i Kamui più sensibili  ad interpretare il linguaggio della natura.  Lo Iyomande “il sacro invio”, è sempre stato il  rito più importante e spettacolare nella vita religiosa degli Ainu.   Consisteva nell’allevare amorevolmente per circa due o tre anni un piccolo orso, sottratto alla madre durante una battuta di caccia. Al termine di   tale periodo, il giovane orso veniva sacrificato nel corso di una festa che  durava parecchi giorni. L’animale veniva in pratica considerato un  “ambasciatore” degli Ainu presso i suoi antenati, gli orsi divini, con  l’incarico preciso di esprimere agli dei la buona volontà degli uomini e la  preghiera affinché gli orsi scendessero sempre in grande quantità sulla  terra, per fornire prede abbondanti ai cacciatori. Ma quell’anno gli orsi scesero minacciosi e sembravano impazziti, Sembra che rapirono dei bambini , li presero senza sbranarli e li tennero nascosti in una grotta  mettendo dei massi all’ingresso. Quegli orsi sembrarono essere animati dal diavolo. Anche gli Ainu come altri popoli scomparsi come gli abitanti di Atlantide come i discendenti dei Neanderthal sembravano avere quello strano fascino che ritrovavo anche negli Urga.

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Conversazioni a bordo

BLUDREAM

Ripensavo a quello che mi avete detto sulle  attività del diavolo, sulla missione degli Urga e su come Dio e la rete dello spirito vigila sul mondo. Mi chiedevo come possa essere compatibile l’esistenza di Dio con la violenza, con la malvagità degli uomini, con lo sterminio delle guerre e del terrorismo. Credo che sia logico e comprensibile che molti dubitano che vi sia una presenza divina  a vigilare sulle vicende terrene dell’umanità.” . Gaia piegò la testa annuendo “Avverto il tuo scoramento Limbi , quello che dici, i sentimenti che provi, sono condivisi da tanti uomini saggi, tuttavia non devi pensare che Dio non si cura di noi, Dio è in noi! I tuoi dubbi nascono, ancora una volta ,da una illusione. Così come quando da bambini crediamo a Babbo Natale e al lupo cattivo, ci illudiamo che esistano e poi ci disilludiamo col trascorrere dell’infanzia, così ci illudiamo che non esista il malvagio, quel diavolo che ci hanno dipinto in qualche strano modo magari quando  ci avviciniamo al catechismo. Il nostro sconforto nasce dal fatto che crediamo di non essere amati dal Signore , dal fatto di credere  che ci ha  abbandonati e accade che non vogliamo ammettere a noi stessi l’esistenza di una realtà tanto dolorosa quanto evidente e cioè che il diavolo esiste”.  Nella pausa che seguì percepii le voci di Skab e del capitano e il loro passi sul ponte che si avvicinavano. “Buongiorno a tutti” disse il capitano “e benvenuti a bordo”. Era un uomo molto simpatico e allegro il capitano, e sembrava sapere come mettere a proprio agio i passeggeri. “vedrete” disse ”dopo un caffè caldo  e per quanto mi riguarda anche un buon sigaro, la giornata sembrerà meno fredda e grigia” . In effetti la foschia che avvolgeva la nave ancora non sembrava decidersi a dissolversi e il sole era solo un debole alone luminoso il lontananza.” Qua dentro non abbiamo freddo ” disse Gaia ”vero Limbi?” ; “no certo qui si sta bene , e poi cerchiamo di scaldarci e tenerci svegli raccontandoci dei racconti paurosi ” . “Bene, disse il capitano Sigfrid, credo che mi unirò a voi, conosco tante leggende marinare, niente di meglio per tenere svegli i passeggeri quando per la monotonia del viaggio cominciano ad annoiarsi e rischiano di sprofondare  nel sonno”. Gaia lancio uno sguardo di ammirazione al capitano il quale strabuzzò gli occhi verdi e sfoderò una risata smagliante e contagiosa.” Siete coraggiose ? Non avete paura dei mostri di mare? Ora vi porto il caffè per svegliarvi e poi ci diamo alla narrazione e poi ci sono anche storie vere e ugualmente  appassionanti”.

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Nuove emozioni per una nuova partenza

 

Gaia, Jenny e Skab, insieme ad un gruppo di soldati Urga attendevano nel salone”. “Buongiorno Limbi, hai dormito bene?”  disse Gaia sorridente con una punta di ironia, “veramente molto bene, grazie” risposi pensando di stare  al gioco”.  “Scusa  se ti ho svegliato, ma è necessario partire subito” . “Adesso, ti prego, facciamo colazione tra 10 minuti dobbiamo essere all’imbarco” Ingurgitammo il caffelatte con delle gallette dolci e senza più parlare ci avviammo agli ascensori che ci portarono in superficie. Dalla sala di attesa  incastonata nella parete rocciosa delle grandi vetrate si affacciavano sul mare. Nel piccolo porto una nave attendeva  all’attracco; in lontananza immerso in una  foschia rosa-azzurra si intravedeva il profilo della costa nord occidentale del Giappone che si perdeva serpeggiando nella luce riflessa del sole che albeggiava .A bordo il capitano volle invitarci sul ponte di comando a bere qualcosa di caldo. Sigfrid era il suo nome e sembrava essere un vecchio amico di Skab col quale si era soffermato a  parlare al nostro arrivo. La barba folta come nelle usanze degli Urga portava una divisa più chiara azzurra e verde con una grossa cintura in vita ma nessuna maschera m una cuffia  con microfono colla quale dava gli ordini all’equipaggio. Ci accolse in una saletta che sembrava essere il suo ufficio. Gaia e Jenny erano sedute intorno al tavolo di legno massiccio lucido. Una luce calda  avvolgeva il loro volti pallidi e infreddoliti, si stringevano nelle giacche impermeabili bisbigliando e ridacchiando tra loro. Dal cucinino si udiva il suono caratteristico di una caffettiera e l’odore inconfondibile del caffè. Mi sorpresi che anche gli Urga bevessero il caffè ma pensandoci  compresi che  la globalizzazione coinvolgeva  anche loro, per quanto fossero attenti a non fare trapelare molti dei segreti che riguardavano la loro vita sotterranea e le loro capacità mentali. Mi sedetti di fronte  a Gaia , ci guardammo negli occhi; eravamo consapevoli l’uno con l’altro di essere stati insieme in sogno e che vi era una attrazione tra di noi. Ma quello che ancora non riuscivo  a capire era perchè potevo sentire insieme sia un affetto di tipo materno che una attrazione fisica , l’attrazione per la bellissima donna che Gaia dimostrava di essere. Anche ora che semplicemente mi diceva “Mio caro Limbi come potrai perdonarmi” assumendo, nel parlarmi una espressione dolce e triste, sentivo tutta la grazia e il fascino dell’animo femminile che infondevano alla sua voce un calore e una forza di seduzione che mai nessuna donna mi aveva trasmesso in quel modo. “si che posso,  sento che  posso… ” balbettai. “Solo una cosa Gaia , vorrei…. “  dissi mentre riordinavo le idee confuse. ” Dimmi, caro, cosa vuoi sapere” sussurrò Gaia  suadente. “

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Verso il Giappone

 

Gaia era stata con me in sogno ma non più come una madre affettuosa ma questa volta come una amante ardente e appassionata. Non avevo mai sentito un coinvolgimento emotivo così intenso, ma era come se fosse così naturale che ci amassimo  e Gaia era in se’ amore e gioia ma per me aveva esternato sentimenti di una intimità e di una profondità impensabile. Gaia mi parlò come se mi avesse sempre conosciuto, e anche io era come se la sentissi e la vedessi attraverso gli occhi di qualcuno di molto familiare, ma chi? Le ore passate erano state così tumultuose ed avvincenti che io mi sentivo come sospeso, in un’ altra dimensione . E pensare che solo due giorni prima vivevo tranquillamente in un paesino di provincia colle mie quotidiane e noiose cose da fare, lo studio gli amici dalla compagnia le  gite in montagna e i miei libri in cui , è vero, mi capitava di sentirmi assorbito, coinvolto e alle volte catapultato in un mondo irreale e fantastico. La stessa sensazione provavo ora di vivere una storia fantastica  e sicuramente nuove immagini si erano sovrapposte in sogno a confondermi le idee, le avevo afferrate per un attimo e mi sembrava di avere capito, ma ora incomprensibilmente quelle visioni sognate  si erano mescolate e confuse fino a  lasciare una sola  nebbiosa, indistinta e misteriosa figura di donna. Ero sicuro di avere visto una donna in sogno e non avevo dubbi che quello che mi aveva detto o fatto mi avesse turbato ma non sapevo cosa fosse avvenuto. Però non mi era mai successo di avere una così forte ripercussione psicologica dopo un sogno, era come se avessi il presentimento che ci fosse nel sogno una premonizione e che quello che era successo nel sogno potesse accadere nella realtà . Allora ripensai alle vicende di cui ero stato protagonista il giorno prima. Mi era chiaro che tutto il percorso compiuto non poteva essere casuale c’era un ben preciso disegno che mi aveva condotto qui e il susseguirsi degli accadimenti si era fatto così incalzante da farmi pensare che tutto preludesse ad una conclusione che temevo potesse essere, non solo sorprendente ma spaventosa.  ”Presto Limbi ti prego preparati, tra un’ora la nave parte e dobbiamo essere tutti pronti”. La voce di Gaia al telefono aveva un tono piuttosto concitato, “d’accordo” risposi “mi preparo subito”. Sapevo che la giornata prevedeva una ispezione nelle zone lungo le coste nord occidentali del Giappone dove si erano verificati degli strani fatti, ma non pensavo che saremmo dovuti partire così presto. Erano le 5 del mattino e il sole stava per sorgere; si intravedevano appena i profili lontani della costa in un cielo grigio argento appena velato da strati di nuvole sottili. Ero pervaso da un sentimento di curiosità e di apprensione che mi distraeva la mente mentre mi preparavo. Volevo portare delle cose  che avrebbero potuto essere utili come una  macchina fotografica e un binocolo e le avevo appoggiate sul tavolo la sera prima. Le riposi nel mio zaino prima di dimenticarmele poi mi spogliai e mi buttai sotto la doccia calda pensando che dovevo essere in forma e stare molto attento a tutto quello che avrei visto, il sogno premonitore e uno strano presentimento mi dicevano che sarebbe successo qualcosa di importante e che certo tutto quello spiegamento di mezzi significava che la questione che era in gioco oggi qui non era di poco conto che era una questione maledettamente seria. 

 

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Capitolo Terzo

Gaia in sogno

  Ci sarò se lo vuoi ,nel futuro e nel presente

ci sarò qui accanto a te col cuore ardente,

 ci sarò ti abbraccerò e amerò intensamente,

 ci sarò in te con il corpo e con la mente,

 ci sarò a scaldarti, come il sole del mattino,

un sorriso sparso nel fiume del tuo destino,

 ci sarò nella notte come raggio di luna furtivo,

 a carezzare morbido il profilo del tuo viso,

  ci sarò nell’infinità dell’universo e dentro te,

 nel tuo corpo e nella tua mente sei con me.

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Strani fenomeni in Hokkaido

 Ci sono dei fenomeni in questo distretto che devono essere analizzati attentamente. La attività vulcanica registrata dagli strumenti è diventata intensa  e preoccupante e fa pensare a dei fenomeni indotti. E crediamo che vi siano elementi  prodotti dalla attività del diavolo e pericoli reali connessi a questi fenomeni. Alcuni vulcani si erano messi ad eruttare quasi in continuazione e avevano quasi oscurato il sole in quella regione con cenere e lapilli. ma oltre a tutto strani eventi erano accaduti nel territorio circostante. Alcuni giornalisti avevano parlato di una epidemia, altri della comparsa di una strana malattia nervosa, i particolari erano confusi e le notizie contraddittorie. Nella regione ricca di isole e di arcipelaghi situata nella parte settentrionale del Giappone la popolazione era in preda al panico per la paura di contrarre quello strano morbo. Alcuni scienziati avevano messo in relazione le manifestazioni del morbo con la serie di esplosioni vulcaniche che si erano susseguite negli ultimi mesi. Una di queste aveva colpito una cittadina della costa nord-occidentale che era rimasta quasi sepolta dalla pioggia di cenere e lapilli che aveva causato centinaia di morti e qualche migliaia di intossicati e feriti. Ma quello che accadde dopo l’eruzione segnò l’inizio di un fenomeno che all’inizio venne sottovalutato e che fu interpretato come una reazione collettiva da panico. La gente era cambiata chi veniva  a trovare un amico o un parente che risiedeva in quella zona tornava con una raccolta di aneddoti e di racconti che destavano lo stupore e la incredulità di molti . Nonostante vari medici e psicologi si erano affannati nell’analizzare il problema e ne avevano dato una spiegazione plausibile, più in profondità nel tessuto sociale  e relazionale attraverso i resoconti diretti e lo strisciante passaparola nella popolazione si era insinuato il timore che qualcosa di estremamente grave  e preoccupante stava per accadere, un inquietante mistero che faceva riecheggiare nella mente dei più anziani i fantasmi del passato e che proiettava sul futuro l’ombra angosciosa di una presenza indesiderata, la presenza di entità demoniache o del diavolo stesso. Dalla base sottomarina insediata nel cratere di un antico vulcano sommerso dalle acque gli Urga  risalivano con sofisticati mezzi subacquei e perlustravano le coste rilevando e segnalando i fenomeni che si verificavano nella zona a i tecnici della torre di controllo della base. Potenti antenne trasmettevano i flussi di pensiero e aggiornavano la situazione momento per momento; ogni singolo evento veniva catalogato ed inserito in archivi dove ogni informazione era opportunamente codificata . Negli ultimi giorni il numero di eventi in cui si poteva sospettare un intervento delle entità demoniache si era moltiplicato in modo esponenziale e ogni energia veniva profusa nell’individuare i casi in cui era opportuno un intervento “attivo” degli Urga per contenere quella specie di epidemia. Tutti i maggiori dirigenti della rete di controllo responsabili della cosi detta Federazione Intergalattica per il distretto del Sistema Sole-Sirio erano convenuti per una conferenza proprio qui in Giappone le astronavi atterravano  e partivano in continuazione; tutto il complesso era in fermento e si respirava una grande eccitazione. L’attività di perlustrazione di superficie degli Urga richiedeva la predisposizione di sistemi di copertura molto efficaci e collaudati. L’agente speciale della squadra ispettiva della costa nord occidentale del Giappone nome in gergo Mistral era stato assegnato composta da tre marinai arruolati tra i pescatori della zona . I loro nomi Guofang, Zhoufeng ,Zhoudeng tradivano una probabile parentela e i loro volti l’origine dalle terre della cina nordorientale, giacchè erano diversi nei tratti da quelli dei giapponesi selle città ; più sottili longilinei e dai volti più pallidi dei volti tipici dei giapponesi di Tokio e Osaka. La loro barca ,un peschereccio si una ventina di metri di fattura moderna ancora in buono stato era stato prelevato da un sommergibile degli Urga ed era rimasto per un mese nei cantieri della base per le modifiche che solitamente venivano eseguite prima che l’unità potesse divenire operativa. I tre giapponesi erano apparentemente soddisfatti perchè nella operazione di adeguamento erano anche state effettuate alcune riparazioni che  erano necessarie e la riverniciatura dello scafo e della cabine di comando. Il contratto che avevano sottoscritto con cui concedevano di mettere a disposizione il peschereccio per delle rilevazioni ecologiche non meglio precisate  era particolarmente vantaggioso e permetteva loro anche di proseguire la attività di pescatori; in pratica in questo modo i loro profitti erano più che raddoppiati . Le apparecchiature installate nella cabina erano di ingombro limitato e anche l’antenna posizionata sopra la cabina stessa non dava problemi nelle manovre di navigazione. Mistral sembrava anch’esso soddisfatto , parlava discretamente il giapponese e così invitò i tre pescatori ad un brindisi per inaugurare l’unità ispettiva. Ora cominciava il lavoro vero e proprio pensò. Tutte le procedure erano state accelerate per potere avere l’operatività di quella unità in una zona in cui si segnalavano  gravi fatti e soprattutto per andare  alla ricerca di una  altra unità misteriosamente scomparsa.

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Una partenza inattesa

Non ti è forse capitato, a scuola, di trovare delle risposte a dei problemi di matematica, per una intuizione apparentemente casuale, magari solo concentrandoti un pochino di più, ma senza fatica come se le soluzioni ti venissero offerte su un piatto d’argento? O non hai avuto la ventura, alle volte, di sapere con certezza che una ragazza provava dei sentimenti di simpatia o magari qualcosa di più verso di te? Andai a setacciare la mia memoria cercando di analizzare tutti quegli strani episodi in cui, avevo effettivamente pensato che le cose erano andate meravigliosamente bene, aldilà di ogni aspettativa,  e che avevano condotto ad accreditarmi presso gli amici e le amiche come un ragazzo intelligente, ma anche molto fortunato.  A questo punto un rumore di turbine e subito dopo una voce femminile annunciò la partenza: “allacciatevi le cinture, stiamo per partire” .  La sala da pranzo non era altro che l’interno di una grande astronave, la quale si staccò dal resto dell’edificio e venne catapultata in alto dove la volta si aprì e mi lasciò finalmente comprendere che si trattava della bocca di un enorme vulcano spento. Fu un viaggio brevissimo. Atterrammo e osservai che anche lì, in Giappone, la destinazione era la bocca di un grosso cratere spento su una isola della parte settentrionale del paese; l’isola vulcanica faceva parte di un arcipelago la cui origine geologica era ben chiara visto che si potevano osservare numerosi crateri fumanti ed uno, addirittura, in eruzione. Pensai alla teoria del controllo dell’attività che si svolge al centro della terra, delle macchinazioni del diavolo e della presenza di una rete di controllo degli spiriti liberi che gli Urga avrebbero predisposto. Tutto questo risultava ancora poco plausibile, ancorchè suggestivo, ma gli eventi sembravano suggerirmi che avrei presto constatato che questa fantastica rappresentazione non era lontana dall’essere vera. Scendemmo in fondo al cratere che, era talmente grande, da  ingoiare l’astronave come una mosca. Un cunicolo sinuoso attrasse il disco della astronave, come un gorgo, risucchiandolo e quasi sputandolo sopra una piattaforma simile  a quella di partenza, anche essa posta  al centro di una grotta,  altrettanto grande e luminosa di quella che avevamo lasciato. Quello che stupiva di questo luogo era che le pareti della grande grotta non erano di roccia, ma di un materiale trasparente di vetro o similare e che esso lasciava trasparire, aldilà di quel baluardo, una massa blu scura. In quella materia qualcosa di famigliare, delle sagome fluttuanti che si spingevano fino sotto la parete illuminata per poi guizzare schivandola e ritornare nell’ombra allontanandosi nel mare profondo. La grotta era in diretta comunicazione almeno dal lato visibile col mare aperto separata probabilmente da un muro di vetro di circa un metro di spessore.  Fermati i motori e rimosse le cinture di sicurezza le porte dell’astronave si aprirono,  Gaia venne verso di me e mi abbracciò:” caro , non ti preoccupare è stato solo un trasferimento tra una base e l’altra…

 

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