Limbi si era trovato in pochi giorni a dovere confrontarsi con problemi che riguardavano l’umanità intera ed a dovere prendere atto che le cose non erano così semplici come la propria percezione di umano gli poteva fare credere che fossero. Aveva la sensazione di avere imparato molto di più in pochi giorni che in tutta la sua vita trascorsa e che quell’ incontro, che l’incontro con Gaia fosse il più importante e prezioso momento della sua esistenza. Ma ancora non capiva perchè Gaia lo aveva cercato, pensare che fosse stato un caso sarebbe stato ingenuo e certo il fatto che egli aveva tra i discendenti degli Urga o addirittura degli uomini di Neanderthal poteva essere un motivo valido ma non sufficiente. Forse Gaia gli nascondeva qualcosa ma forse qualcosa di importante era rimasto nascosto anche nel suo passato e poteva indicargli la ragione di questa scelta. Pensò che avrebbe potuto chiedere direttamente a Gaia, ma poi provò a riflettere e si convinse che probabilmente Gaia non voleva che egli si spaventasse del suo ruolo in quella vicenda. Tutti questi dubbi lo assalivano finchè esausto non si addormentò. La mattina dopo si svegli in una delle stanze per gli ospiti che il Luogotenente aveva messo loro a disposizione. Jenny e Gaia dormivano insieme nella stanza che stava accanto alla sua e Limbi si sorprese, senza pensarci, a scrutare l’aria colla mente telepatica nella speranza di intercettare i loro pensieri . Non percepiva nulla solo rumori lontani di auto e la sirena di una nave in partenza, riappoggiò la testa sul cuscino e chiuse gli occhi. Il corso del suo pensiero passò da uno stato di coscienza ad un livello di minore vigilanza e come per un impulso reiterato la sua mente scandagliava lo spazio circostante cogliendo altri pensieri . ”Siamo giunti alla vigilia della prova finale” diceva Gaia ”potrebbe essere oggi o domani o tra un mese ma presto saremo chiamati a batterci Jenny” , In quello stato di trance Limbi percepiva le parole come flusso di pensieri non come suoni ed insieme alle frasi, o meglio ,ad arricchire il contenuto di quelle espressioni, vi era il loro risvolto emozionale una miscela di toni armonici come di onde che solleticavano e facevano vibrare i suoi centri cerebrali. “Cosa sarà di noi se il maligno prevarrà?”chiese Jenny.” Apparentemente nulla “ disse Gaia ” il corso dell’universo andrà verso il collasso e l’autodistruzione ma ci vorranno centinaia o migliaia di anni perchè si compia. Nell’intimo qualcosa cambierà la coscienza individuale dell’uomo verrà inquinata da un virus spirituale che lo renderà arido e cinico e così il destino della terra sarà segnato”. Limbi scese la scala che dava direttamente nell’ampio soggiorno della casa del luogotenente. Dalla cucina si diffondeva un profumo di frittelle e di caffè. Gaia e Jenny erano già scese e accolsero Limbi sorridenti , “ti aspettavamo per fare colazione insieme” disse Gaia , anche Skab sopraggiunse subito dopo salutando tutti . Il luogotenente venne dalla cucina portando un vassoio con tazze di caffè fumante. “Buongiorno a tutti ” disse ”prego accomodatevi che le frittelle sono pronte, bisogna mangiarle calde” Tutti si sedettero intorno al tavolo e mangiarono con gusto le frittelle e una marmellata di frutti di bosco bevvero un caffè niente male e si guardarono soddisfatti “anche questa volta pensavo peggio ” disse Limbi parlando con un inglese approssimativo e con tono scherzoso.” Devo dire ” argomentò Limbi che non solo per la cucina ma anche per le abitudini di vita, il modo di relazionarsi degli abitanti, la struttura delle case e il loro arredamento, ho avuto la impressione di trovarmi in un paese occidentale e non in Giappone”. Il luogotenente che parlava correntemente l’inglese annuì con un cenno della testa poi alzò una mano verso Limbi come per indicare che aveva detto una cosa giusta, “Vedi Limbi ,quello che tu dici nasconde una profonda verità e un mistero. L’affascinante mistero di un popolo, dalle origini sconosciute, che non si vuole rassegnare al destino di terminare la propria esistenza in villaggi-museo sovvenzionati dallo stato giapponese. Prima che i Giapponesi trasformassero i loro boschi in campi e mutassero il loro stile di vita, gli Ainu vivevano di caccia, pesca e raccolta. Attualmente solo nei
villaggi più isolati sopravvivono certe usanze tradizionali, specialmente come richiamo turistico. Noi, gli Ainu (“uomini” o “esseri umani”, nel nostro idioma), un tempo popolavamo la parte settentrionale dell’isola di Sakhalin, alcune delle isole Curili e le regioni nordorientali dello Honshu, la grande isola centrale dell’arcipelago giapponese. Nel secolo undicesimo ci stabilimmo definitivamente nell’Hokkaido, l’isola più settentrionale dell’arcipelago









